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I NOSTRI TESSUTI

VELLUTO

I velluti utilizzati per i nostri capi appartengono a storici marchi leader del mercato tessile italiano quali “Duca Visconti di Modrone” e “Zegna”.

I capi in stock, in particolar modo, sono realizzati con velluto Duca Visconti di Modrone, qualità “Supermaster” (si tratta di un velluto opaco e a pelo rasato di grammatura consistente, prodotto dalla casa madre quasi esclusivamente per la Sardegna e quindi denominato “tipo Sardegna”).

ORBACE

Tessuto ottenuto dalla lana di pecore sarde.
Resistente e impermeabile, prodotto artigianalmente in Sardegna.

L’orbace è un tessuto di lana ottenuto mediante una specifica lavorazione che risale ad epoche molto antiche (probabilmente questo tessuto era già usato per il vestiario dei soldati dell’antica Roma). Dal sardo orbaci che deriva a sua volta dall’arabo al-bazz, stoffa, tela. L’armatura è a tela e il colore, tipicamente scuro, è dato con la tintura. La particolarità dell’orbace, ottenuto selezionando i peli più lunghi durante la fase della cardatura, era quella di aver subito, dopo la tessitura, un processo di follatura che ne provoca l’infeltrimento, in modo da ottenere un panno robusto ed impermeabile. Normalmente l’orbace viene prodotto in colori scuri, perlopiù nero o grigio.

La follatura richiede di esercitare grandi pressioni sul tessuto imbevuto di acqua calda insaponata, allo scopo di far compenetrare tra loro le fibre e ottenere un tessuto compatto. Questa operazione veniva tradizionalmente effettuata calpestando a piedi nudi i tessuti oppure utilizzando magli appositi (gualchiere), che erano messi in movimento da ruote che sfruttavano la corrente dei fiumi o di altri corsi d’acqua.

In Sardegna, interi villaggi erano dediti alla produzione di orbace che costituiva il tessuto più usato per l’abito tradizionale maschile: non solo per i pantaloni in orbace ma anche per il copricapo (Sa Berritta) a forma di sacco, il corpetto e anche is ragas, il gonnellino.

LINO

Il lino è una fibra composita ricavata dal libro del Linum usitatissimum (lino) composta per circa il 70% da cellulosa.

Come tutte le fibre liberiane, il lino ha una lunghezza media delle fibre elementari che varia dai 20 ai 30 mm; la sua finezza si aggira dai 20 ai 30 micron; la fibra presenta una sezione poligonale.

Il numero di fibre presenti nella corteccia di una singola pianta può variare da 20 a 50.
Il lino ha una tenacità di circa 6-7 grammi/denaro e ha un tasso di ripresa del 12% è una fibra gualcibile e poco allungabile. Le fibre del lino sono contenute nella parte interna della corteccia, chiamata comunemente tiglio. Per ricavarla gli steli, essiccati, si mettono a macerare per qualche giorno in bacini d’acqua, oppure, con metodo più rapido, si sottopongono all’azione del vapore acqueo o di speciali batteri: le sostanze che legano tra loro le fibre si decompongono e si dissolvono, liberando così le fibre.

Gli steli vengono poi fatti essiccare, quindi sottoposti alla maciullatura per mezzo di martelli detti gràmole, azionati a mano o meccanicamente, che schiacciano e frantumano la parte legnosa. L’operazione successiva è la scotolatura, che consiste nell’asportare i frantumi legnosi e separare le fibre. L’insieme di tutte queste operazioni viene chiamato stigliatura. Si arriva pertanto al lino greggio, che viene sottoposto alla pettinatura per separare le fibre lunghe dalle fibre corte e spezzate, che costituiscono la stoppa.

Essendo una fibra rigida i capi assumono un aspetto stropicciato, caratteristica principale che contraddistingue i manufatti.

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