La Storia

L’abito tradizionale sardo ha origine, come del resto la maggior parte dei costumi popolari europei, nei secoli XVII e XVIII . Influenze spagnole e mediterranee, anche greche, l’abolizione delle leggi che prevedevano un abbigliamento collegato al censo, l’importazione di tessuti di pregio dalla Catalogna e da altri Stati, consentirono ai nostri artigiani di creare costumi tradizionali di inestimabile valore per ricchezza e straordinaria bellezza di fogge e di colori

Il costume tradizionale, riconoscibile come sardo perché costituisce un sistema comunicativo che si basa sulle differenze che variano da paese a paese, è rimasto quasi immutato fino agli anni Trenta, specie nel centro Sardegna. Tale abbigliamento ha subito una trasformazione dopo la Rivoluzione francese soprattutto nell’uso quotidiano e ha dato origine, nell’ambito maschile, a quello che attualmente viene definito “abito etnico”.

Dopo la produzione industriale degli abiti confezionati in serie è stato infatti rivalutato e apprezzato da artisti, intellettuali e politici, ed ha perso la sua connotazione popolare per diventare motivo di riscoperta della propria identità culturale. Il desiderio di opporre una resistenza, almeno nel vestire, all’omologazione e perciò alla moda della griffe a oltranza, ha prodotto una inversione di tendenza che ci riporta alla cultura originaria e quindi al manufatto artigianale.

La descrizione presenta alcuni tratti distintivi che lasciavano individuare il paese o la zona di provenienza di chi lo indossava : la stoffa è di solito di velluto liscio (vigliudu) o di fustagno (fustaniu, cassinettu) nei colori tradizionali come il marrone scuro ,il verde oliva, il nero, il grigio, il color prugna. Le giacche (gianchettas) sono solitamente a un petto, a due o a tre bottoni, con tasche applicate nella parte anteriore . Nella parte posteriore sono presenti, in fogge e disegni diversi, martingala, carré, archetti e soffietti. La camicia (bentone) è bianca di cotone o di lino ed ha il colletto basso e viene impreziosita, a volte, da una pettorina realizzata con pieghe a fisarmonica .

I pantaloni (caltzones) sono a s’isporta (alla cavallerizza, una foggia simile a quella dei fantini che li portano più o meno larghi sui fianchi) e nella parte rastremata vengono infilati nei gambali o stivali. Più frequenti sono quelli a tubo con tasche alla carrettiera (carrettoneri) che vengono impreziosite da impunture o bordi in colore contrastante. Gli scarponi o cosinzos sono scarpe grosse di pelle, “di vacchetta” e di fattura artigianale.

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